Testo e foto di: Marco Bucalossi | @marc_buca
Dal punto di vista surfistico, una delle caratteristiche più interessanti del Portogallo è che è un Paese relativamente piccolo con una costa dall’andamento piuttosto irregolare. Ne conviene che nel raggio di 3 ore d’auto si possono esplorare e surfare letteralmente 40 onde diverse o più, rendendo il territorio portoghese la meta perfetta per un road trip surfistico, senza macinare chilometri nel deserto come nel West Oz o nella Baja California. A seconda della direzione dello swell e del vento, si può facilmente decidere se guidare lungo la costa in direzione nord o sud per trovare le migliori condizioni con il minor numero di persone possibile, una combinazione molto ardua da ottenere oggigiorno.
Vivendo nei pressi di Lisbona da ormai qualche anno, ogni volta che si presenta l’occasione, non esito a caricare la macchina di tavole, mute, e qualche mutanda extra per mettermi sulla strada per un paio di giorni…o un paio di settimane, se ne vale la pena, chiaro. Le mete più ovvie e comode sono naturalmente la vicina Ericeira per surfare i pointbreak di fama internazionale (o quei pochi beachbreak meno conosciuti ma di pari qualità quando dio vuole) e Peniche, per la speranza di ottenere un qualsiasi tipo di “copertura” quando lo swell giusto accende o, meglio, infiamma, i banks di Supertubos. Altre volte invece, spinto più dalla voglia di stare per strada, immersi nella natura, e avere meno gente in acqua indipendentemente dalla qualità delle onde, mi dirigo verso sud, verso l’Algarve.

Negli ultimi anni ho fatto numerose guidate verso Sagres, The End of the World, la punta più estrema dell’Algarve. A volte solo per un paio di giorni in “strike mission mode” e altre volte per rimanerci per più di un mese. Specialmente durante il periodo del COVID, l’Algarve era la meta ideale per fuggire dalle restrizioni delle zone più abitate come Lisbona e potersi ancora godere la libertà di andare a surfare in mezzo al nulla. Spesso, in accordo con ottime previsioni, ho potuto surfare onde di qualità, che mai diresti di poter trovare in un posto che comunque non è particolarmente conosciuto per la qualità delle onde.
Altre volte invece è stato un flop totale. Questo racconto non è su come ho surfato l’onda più pazzesca del Sud, credo che i miei amici locals mi ucciderebbero se scoprissero che ho scritto di tale onda…Questa volta preferisco raccontare di come un trip che pareva andare sempre peggio si è rivelato essere uno dei migliori road trip che abbia mai fatto in Portogallo, e tutto ciò solo grazie alle persone con cui l’ho vissuto e alla nostra capacità di mantenere le aspettative sempre più basse del giorno precedente.

Sono i primi giorni di novembre e in previsione si aspetta una violenta tempesta nell’area di Lisbona. Pioggia, vento a non finire, e onde scoppiate pure negli spot più riparati. Il mio amico Fer è venuto da Madrid con la fidanzata per trovarmi, abbiamo fatto festa il 31 ottobre ma ovviamente lui vuole surfare e non ho molte opzioni allettanti da proporgli dato il terribile forecast. Do un’occhiata alle previsioni per il Sud, mando due messaggi a Mo, un mio carissimo amico tedesco trasferitosi laggiù da un paio di stagioni, e diventa chiaro che l’opzione migliore è andarsene per l’Algarve per un paio di settimane. Vuole il caso che esattamente negli stessi giorni, Tobi, il fratello di Mo e altro mio carissimo amico dagli anni dell’università, la sua ragazza Julez, e Freddy, entrambi altri amici dell’università, sarebbero stati al sud nei giorni successivi.
Per me quindi, anche se le onde non sarebbero state all’altezza delle aspettative, almeno avrei rivisto qualche vecchia faccia. Così, ancora smaltendo un po’ di sbornia, carico la macchina con un paio tavole, muta, e il minimo indispensabile per stare via qualche giorno (o un paio di settimane), ovvero due/tre mutande extra e una felpozza pesante. Non serve nient’altro alla fine per stare per strada. Mi metto al volante, e inizio a guidare.
Invito chiunque voglia vedere o surfare l’Algarve a volare su Lisbona e prendere la strada nazionale invece dell’autostrada. Vi farete un’ora extra di macchina per un totale di 4 ore, ma ne vale la pena, fidatevi. La strada attraversa l’intera regione dell’Alentejo e la costa ovest dell’Algarve permettendovi di vedere quanto desolata e bella possa essere la campagna portoghese, oltre che a scorgere spiagge e scogliere che sembrano essere uscite da uno sfondo di Macintosh. Pure il traffico è minimo e se avete la colonna sonora giusta sembra veramente di viaggiare attraverso la California, l’Australia, o addirittura il Sud Africa, nel mezzo del nulla, solo campagna e mare.
Giungo di notte alla casa dove i miei amici stavano in affitto nel paesino di Raposeira. Non ci vedevamo da tempo quindi manco il tempo di posare la borsa e entrare in casa e ci si inizia raccontare qualsiasi cosa: come va la vita, dove sei stato, come va il lavoro, “anche questo da remoto vero? Dai che lunedì è il l’unico giorno buono”, ecc. ecc. Alla fine, manco il tempo di realmente aggiornarci sulla nostra vita che già stiamo pianificando i prossimi giorni a seconda delle maree, venti e purtroppo anche dei nostri orari lavorativi e riunioni online già fissate. Tobi, Julez, e Freddy hanno il vantaggio di lavorare per la Germania il che gli dà un’ora aggiuntiva per la sunset session. Io mi adeguo agli orari del Portogallo, ma mi sono accertato di avere almeno un paio d’ore ogni giorno per tentare di surfare qualsiasi spot che possa essere decente durante i giorni di tempesta. Non c’è molto da fare alla sera da queste parti, specialmente d’inverno, così ci guardiamo qualche puntata di The Bear sul divano, con un bel tè caldo, e si va a nanna presto, per sfruttare il più possibile il giorno seguente.


In parte già lo sapevamo che non sarebbe stato un granché, ma ci si spera sempre che il forecast sia sbagliato, che il vento giri magicamente nella direzione giusta, eccetera eccetera. Arrivati allo spot designato già la sera prima, il mare pare niente di speciale, tutto mosso, una leggera brezza onshore, poche persone in acqua, ma anche poche onde effettivamente surfabili. Ci guardiamo scoraggiati, si sospira, e inizia il tram tram, il così detto “sbatti del surfista”. Ci mettiamo alla guida e iniziamo a controllare letteralmente ogni spot della zona, lungo la costa sud e lungo la costa ovest. Costa sud, onde piccole e mosce, costa ovest tutto spazzato via dal vento…non c’é una opzione migliore in realtà. Julez ci convince ad optare per l’opzione “onde piccole – meno vento” e riusciamo a salvare la giornata alla spiaggia di Zavial. Non ci pensiamo nemmeno a una seconda session dato che inizia pure a piovere, e ci rintaniamo in uno dei pochi ristoranti ancora aperti d’inverno nel centro di Sagres, a ricordare i nostri giorni in università, davanti a un pesce grigliato e una super bock fresca. Questo diventa la nostra routine nei giorni successivi, alternando ore di lavoro a ricerche disperate di una onda surfabile nella zona, sotto la pioggia e il vento.
Dopo un paio di giorni, il mio amico Fer e la sua fidanzata arrivano finalmente in Algarve con un mega camper noleggiato a Lisbona. Non sono i giorni migliori per fare un road trip in camper in Algarve, ma in tutto il Portogallo le condizioni non sono diverse; perciò,…Fer mi scrive in continuazione dove potrebbe surfare, e sapendo che surfa molto bene e gli ho praticamente detto io di venire al sud, non voglio deluderlo. Il forecast sembra una vera “merda” ovunque, quindi optiamo per lo spot più riparato dal vento, non troppo distante da Zavial, una spiaggia minore raggiungibile solamente per una trada sterrata e dove spesso hippie da tutta Europa si ritrovano per cercare riparo dalle intemperie, a volte rintanandosi nelle grotte circostanti. Ci troviamo al parcheggio, attualmente un lago di fango per la pioggia, e ci incamminiamo in cima alla duna di sabbia all’inizio della spiaggia per osservare quale orrendo destino ci aspetti. Già dico a Fer di tenere le aspettative il più basse possibili, specialmente dato i giorni passati.

Osserviamo un picco di neanche un metro con qualche persona in acqua, alcune di esse erano sicuramente i miei amici dell’università. Pare fare una destra che rimbalza contro il lato della scogliera creando una sorta di “wedge”, ma niente di che. Poi, dal nulla, vediamo un bodyboarder droppare dietro il picco, farsi un tubino di qualche secondo, e puff, ne esce fuori. Rimaniamo paralizzati per un secondo, Fer si gira di scatto e inizia a marciare verso il camper per prendere tavola e muta, “it’s barreling, let’s go”. Entriamo in acqua e incontriamo il resto del mio gruppo. In pratica conquistiamo il picco destro, sperando che entri un’altra onda come quella che abbiamo visto da fuori. Riusciamo a prendere qualche destra divertente, pulita, rippable, sicuramente il surf migliore dal mio arrivo, niente tubetti però.
Fino a quando, dopo aver preso un’onda, inizio a remare per tornare alla line up e vedo un set più grande del solito arrivare. Nessuno è in posizione tranne Fer, il quale non esita un secondo e si lancia dietro il picco, sparisce dietro il lip, e esattamente come il bodyboarder, puff, ne esce fuori, esattamente a pochi metri da me. Ridiamo e urliamo come due scemi, sapendo che quella era probabilmente l’onda del giorno e non ne sarebbe arrivata un’altra. Nonostante la mia gelosia per non avere avuto la stessa onda, parte di me era estremamente felice che almeno i miei consigli fossero serviti ad un amico per farsi un tubetto pure nel giorno più “merdoso” del Portogallo.

Susseguono altri giorni di pioggia, mentre lo swell cambia direzione e iniziamo a surfare più spesso gli spot più noti, come Tonel e Beliche, per prendere onde con un po’ più di forza nonostante il vento. Più di una volta dopo le nostre surfate il camper di Fer faceva da supporto vitale nel parcheggio, dove Claudia ci offriva birre fresche e jamon iberico direttamente dalla Spagna mentre ci riparavamo dalla pioggia e dal freddo prima di tornare nella nostra casetta a Raposeria per continuare The Bear con una tisana calda…
Verso la fine della settimana finalmente c’è un cambiamento. La pioggia scompare, torna il sole, il vento cala ovunque, ma purtroppo anche lo swell. Fer e la fidanzata Claudia prendono il camper e tornano a Lisbona per non perdere il loro volo di ritorno in Spagna, mentre da Carcavelos il mio caro amico e compagno di viaggi e avventure Alejandro mi chiama dicendo che sta per mettersi alla guida con un suo amico in visita dalla Germania (ebbene sì, ci sono un sacco di tedeschi che vengono a surfare in Portogallo), con la speranza di beccare onde buone al sud. Ci incontriamo il giorno successivo al miradouro di Cordoama, un punto elevato lungo le scogliere della costa ovest dell’Algarve che permette di avere un’ottima visuale su diversi spot e picchi della costa, dalla Praia do Castelejo fino alla fine della Praia da Cordoama, tutti spot che lavorano anche con le mareggiate più piccole. Non solo è un ottimo punto per controllare le onde, ma il panorama che offre è anche piuttosto mozzafiato, degno di uno scatto cinematografico. Ancor più cinematografico era l’outfit pre-surf di Alejandro. Dato il bel tempo, e il fatto che stavamo andando a surfare dritti dal letto, Alejandro aveva avuto la brillante idea di non preoccuparsi a mettersi alcun tipo di vestito e semplicemente legarsi alla vita un asciugamano, uscendo di casa così, con le chiappe al vento, pronto per mettersi la muta a velocità record una volta individuato lo spot del giorno.

Ci ritroviamo a surfare un picco secondario lungo la spiaggia di Castelejo, giusto al di là della roccia che caratterizza la spiaggia, con l’obiettivo di evitare la folla del main peak. Le condizioni non sono epiche, ma la leggera brezza offshore pulisce i set regalandoci onde di mezzo metro facili e divertenti, quelle condizioni perfette per chiacchierare con gli amici mentre si aspetta il prossimo set, prendere onde uno dopo l’altro, e ricominciare il discorso una volta tornati in line-up. A volte basta poco per essere veramente felici…
Il giorno successivo cerchiamo di replicare, ma lo swell è calato di brutto e non siamo manco sicuri sia abbastanza grande da essere surfabile. Ciò nonostante, essendo un weekend di sole e caldo a novembre, sembrava sprecato buttare il giorno fuori dall’acqua. Quindi prendiamo le tavole e ci incamminiamo lungo la spiaggia do Castelejo alla ricerca di un picco qualsiasi. Ci ritroviamo a surfare una micro-destra, talmente micro che spesso era meglio surfarla in body (da sdraiati) e cercare di infilarsi nella sezione finale, giusto per mangiare un po’ di sabbia. A volte si riusciva a fare un paio di manovre, ma con tanta fatica. Ormai sconfitti stavamo per ritornare alla spiaggia, quando l’amico di Alejandro, da solo in line up vede arrivare un set leggermente più grande degli altri, gli urliamo di lanciarsi, parte, e non si sa come, si ritrova in un micro-tubo. Micro-onda del giorno. Possiamo levare le tende e rifocillarci come dei buzzurri al Lidl prima che Alejandro and il suo amico tornino a casa a Carcavelos. Chiudiamo la giornata ancora ridendo della ultima session, mentre mangiamo pão com chouriço e bevande energetiche appoggiati al tettuccio della macchina. In verità io mangiavo pão com chouriço, Alejandro essendo uno sportivo vero solo bevande proteiche.



Secondo le previsioni il nostro ultimo giorno in Algarve pareva essere il migliore delle ultime due settimane, zero vento, swell da 4-6ft lungo tutta la costa Sud, l’occasione per surfare onde di qualità senza troppa crowd. Unico problema, era anche l’ultimo giorno in Portogallo per il mio gruppo, il quale sarebbe dovuto ripartire dall’aeroporto Lisbona nel tardo pomeriggio. Di conseguenza dovevamo alzarci presto, surfare la mattina, e senza perdersi in troppe chiacchiere, farci le tre ore di auto fino a Lisbona prima che potessero perdere il loro volo. Tutto pianificato al secondo, io e Freddy saliamo sulla mia auto mentre Tobi e Jules sulla loro. Ci avviamo a controllare gli spot lungo la costa sud. Prima Praia da Salema, osserviamo per pochi minuti, quasi nessuno fuori, ma l’onda non è niente di che, molle o close-out…non si capisce, non ci convince.
Ci dirigiamo alla spiaggia degli hippie, che era anche lo spot più promettente dalle previsioni. Arriviamo, già un po’ nervosi, osserviamo, aspettiamo…e niente, onestamente faceva desiderare pure lì…Abbiamo un’altra opzione molto promettente, Beliche, classici triangoli tubanti, “maybe is not really that big” dice Tobi. Quindi saliamo in auto frettolosi e iniziamo a guidare lungo la strada sterrata. Dal nulla inizio a sentire una sensazione strana sul volante, qualcosa non va, e già sapevo cosa poteva essere.
Fermo la macchina, scendo, e con rassegnazione accetto la peggior cosa che possa capitare in un giorno pianificato al minuto. Ruota a terra. Tobi subito dietro di noi si ferma e ci chiede per quale cavolo di motivo eravamo in mezzo alla strada. Come gli comunico la brutta notizia, passa in modalità “efficienza tedesca”, dà le chiavi dell’auto a Julez e le chiede di andare a fare i bagagli a casa.

Nel mentre noi tre “maschioni” ci operiamo a cambiare la ruota e discutiamo il da farsi per tornare a casa in tempo. Una cosa è certa, la giornata di surf migliore del trip l’abbiamo persa, per una cavolo di ruota bucata…Essendo domenica nessun gommista o meccanico era aperto, il che voleva dire che dovevamo guidare fino a Lisbona con il ruotino, a 80, massimo 100km/h. Ci sarebbero volute 4 ore e più invece di 3 a tornare…i tempi erano molto stretti. E se ve lo state chiedendo, no, non potevamo prendere l’auto di Tobi, troppo malconcia per fare una tratta così lunga e serviva comunque al fratello Mo nei giorni successivi. Carichiamo la macchina, tavole dentro e tavole fuori sul tettuccio, e partiamo senza manco pranzare. La guida è talmente lenta e noiosa che ci mettiamo tutti a guardare The Bear sul mio telefono attaccato al cruscotto, puntata dopo puntata, me compreso nonostante fossi al volante. Tanto il traffico era inesistente e un cavallo sarebbe andato più veloce. Una guidata ultra frustante dal punto di vista della guida, ma altrettanto piacevole per quanto riguarda la compagnia. Essere chiusi in auto con i propri miglior amici, specialmente migliori amici che non si vedono da molto tempo, è un ottimo modo di passare il tempo alla fine. Non avere niente da fare se non parlare e condividere le cose accadute nella vita di ognuno di noi, ritrovarsi e riconnettere come se non fosse passato un giorno dal momento in cui avevano lasciato il Portogallo…avevo guidato al sud anche per questo alla fine.
L’ho intuito in quelle ore d’auto, mentre imprecavo ogni volta che qualcuno mi sorpassava a tutta velocità, e l’ho capito completamente quando ho lasciato i miei amici in aeroporto, giusto in tempo per il loro volo. Le persone con cui condividi interessi, viaggi, e onde fanno sì che ogni surf trip possa essere una storia da ricordare, nonostante gli swell pessimi o le ruote bucate. Il famoso “scoring”, l’avere successo nel trovare le onde migliori, a volte può essere facilmente rimpiazzato dal semplice avere una bella giornata in compagnia di persone in grado di farti godere ogni momento, indipendentemente dalle sfortune, disgrazie o noie. Anzi a volte è ancora più soddisfacente, poter dire di aver “scored” ma non per le onde…


