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Out of Office – Lakey Peak, soggiorno esteso a tempo indeterminato

di - 11/10/2024

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Testo di: Marco Bucalossi | @marc_buca

Photo: Alix  @al.xda | Kai Miller @kaiimiller | @ Marco Bucalossi @marc_buca

Siamo in Indonesia, ai primi di maggio, e siamo praticamente all’inizio della dry season, che in Indonesia equivale alla stagione delle mareggiate da Sud e Sud-Ovest, quelle che mettono a fuoco le sinistre (e anche qualche destra) migliori del mondo. Io e i miei amici Alejandro, Seppi, Jakob e Freddy abbiamo in programma di passare l’intera stagione nell’arcipelago indonesiano per avere più occasioni possibili di prendere onde buone, diciamo molto buone, e se siamo fortunati, magari pure l’onda della nostra vita. Dato che siamo all’inizio della stagione, avevamo già da tempo espresso la volontà di andare da qualche parte per un paio di settimane per scaldare i motori, sgranchirci dalle onde europee e riprendere quel feeling con la tavola che si ottiene solo dopo aver surfato onde come si deve per qualche giorno. Quale posto migliore da scegliere se non Lakey Peak? A-frame come lo si disegnava da ragazzini, facile, super rippabile, che funziona con qualsiasi mareggiata (a meno che non sia enorme!): un posto dove puoi dormire davanti alle onde rendendo qualsiasi logistica inesistente, ed essendo ancora maggio, il vento non avrebbe creato problemi come confermava il forecast.

In pratica, è la palestra perfetta per migliorare le manovre, magari prendersi qualche tubetto nei giorni più grossi, e prepararsi per la stagione. Inoltre, si aggiunge la piacevole coincidenza che diversi amici e amiche sarebbero stati a Lakey negli stessi giorni del nostro programma, così da poterci trovare tutti assieme a passare il tempo tra una sessione e l’altra, e magari anche a conquistare la line-up essendo un gruppo piuttosto numeroso. Già all’aeroporto di Bali, da dove partiamo, incontriamo Alix e Itzi, due amiche conosciute in Indonesia negli anni passati; nei giorni successivi, poi, incontreremmo Ryo e Kai, due fratelli californiani conosciuti in Marocco e in Portogallo giusto l’anno precedente e con i quali sono sempre rimasto in contatto. A dirla breve… abbiamo tutti gli ingredienti per un surf bootcamp da sogno: luogo perfetto, forecast buono, talvolta troppo buono, ottima compagnia, e il proposito comune di surfare fino allo sfinimento ogni giorno.
Come si poteva immaginare, niente va come previsto…

Per chi non ci è mai stato, Lakey Peak si trova sulla costa sud dell’isola di Sumbawa: è un villaggio minuscolo lungo un tratto di spiaggia che si affaccia sul famoso reef break e su un altro paio di onde. C’è solo una strada dietro la spiaggia lungo la quale si trovano i principali mart e warung (ristoranti locali), come Compass e Mamat. Si può andare in giro a piedi ovunque, oppure affittare un motorino a uno dei locali per guidare nei villaggi circostanti ed esplorare la costa, principalmente per raggiungere altri spot ben noti come Periscope o Nungas.
Per arrivare a Lakey Peak da Bali basta prendere un volo di un’oretta verso est, prendere un taxi per un paio d’ore, ed è fatta: si è di fronte allo spot; oppure, si può guidare per una ventina di ore da Bali, a voi la scelta. Per non perdere giornate lavorative in logistica, per questa occasione abbiamo optato per il volo senza pensarci troppo. Ero già stato a Lakey un paio di volte, e avevo alloggiato nel posto più economico e disponibile lungo la spiaggia, il famoso Balumba, gestito da una famiglia locale. Essendo un gruppo unito e avendo la necessità di accesso a un wi-fi decente per lavorare il pomeriggio e la sera (in accordo con gli orari europei), abbiamo deciso di optare per una sistemazione leggermente più “fancy”, una guest house nuova giusto al lato, aperta e gestita da due fratelli sudafricani, il The Peak. Al nostro arrivo abbiamo incontrato anche il mio amico Jay, un locale che organizza taxi e motorini per la zona, e abbiamo ottenuto un paio di moto per tutta la durata del nostro soggiorno. Siamo arrivati alla nostra sistemazione tardi la sera, ma non abbiamo sprecato tempo: abbiamo preparato le tavole per il giorno seguente e siamo andati a dormire per recuperare le energie, nonostante quella sensazione di eccitazione generale che si prova un po’ come quando si va in gita scolastica.

È il giorno uno del nostro surf trip. Ci svegliamo e la prima cosa che facciamo è controllare le onde dal giardino di fronte alla guest house. Lo swell non è chissacché, ma vediamo chiaramente set di 4-5 ft rompere super glassy sul reef dal quale ergono le famose due torri; non c’è nemmeno troppa gente in acqua. Io e Jakob, che condividevamo la stanza, prendiamo le nostre tavole e iniziamo subito la remata verso il picco senza perdere tempo. Nello stesso momento le ragazze si preparano con calma assieme ad Alejandro e Freddy, mentre Seppi, purtroppo, si sveglia con febbre e mal di gola e aveva chiamato il giorno off (…che si fosse preso qualcosa durante la nostra ultima notte di baldoria a Canggu? …molto probabile).
Nonostante i tempi sfasati, è una questione di minuti prima che ci troviamo tutti assieme sulla line-up del famoso Lakey Peak in condizioni super facili e divertenti; molto probabilmente tutti gli altri viaggiatori in acqua ci odiavano dato che eravamo un gruppo così numeroso, chiacchierando tra un set e l’altro per poi scambiarci (o rubarci) le onde a vicenda. Per fortuna non c’erano molti locali in acqua, i quali probabilmente stavano aspettando i giorni di swell più grande per mettersi con il resto della folla. Tra un’onda e una risata passano velocemente 3-4 ore, dopo le quali iniziamo tutti ad avere una certa fame, specialmente dato che eravamo entrati in acqua senza mettere niente nello stomaco. A turni usciamo e ci ritroviamo al Cafe Balumba, assieme al resto della line-up, per uova e pancakes in abbondanza. Nel frattempo, veniamo anche “assaltati” da un gruppo di studenti indonesiani in gita alla spiaggia di Lakey che volevano venderci del miele fatto in casa; Alejandro non ci ha pensato due volte e si è fatto una scorta da portare dietro a Bali.

Nel pomeriggio chi deve lavorare, come il sottoscritto, estrae il laptop e si dirige a un altro warung lungo la spiaggia, il Nami, per rubare il wi-fi e rimanere a guardare le onde; mentre chi è completamente “out of office” si ributta in acqua dopo un breve pisolino, per sfruttare la luce del giorno fino al tramonto. Ci incontriamo tutti nuovamente per cena, una partita a carte, e subito a nanna. Questo primo giorno diventa subito il giorno tipico a Lakey Peak: una routine di surf, mangiare, dormire e “lavorare”, giorno dopo giorno, godendo di ogni cosa, dal turn ben riuscito durante la sessione, al cocco fresco bevuto al tramonto mentre guardiamo i nostri amici surfare pur stando davanti allo schermo del laptop.

Ne approfitto qui per ringraziare SPY Optic Italia. I nostri Cirus e Monolith con lenti polarizzate erano perfetti per dare ombra agli occhi, sia guardano il tramonto dal warung, sia per guidare in moto a destra e manca avendo visibilità chiara e senza rischiare di schiantarsi per un moschino negli occhi, specialmente il modello Monolith, essendo più avvolgente, ottimo anche per fare sport in generale. Una caratteristica che ci ha colpito molto, a parte per la qualità ottima delle lenti, è stata la robustezza della montatura, che anche solo al tatto offre una sensazione di resistenza e longevità, e possiamo confermare dopo averli maltrattati tra giri in moto e pomeriggi in spiaggia.

Il nostro povero Seppi è rimasto fuori dai giochi per ben tre giorni, prima di tornare in acqua con il resto del gruppo, giusto in tempo per il giorno di swell maggiore della settimana. Quando finalmente arriva uno swell decente, si può notare immediatamente la differenza nell’aria, o meglio, nell’atmosfera del villaggio, specialmente tra i vari surfisti (locali e non). Tutti aspettiamo questo swell, e di conseguenza tutti siamo pronti a uscire in acqua già dalle prime luci dell’alba con il coltello tra i denti.

La marea sarebbe perfetta per tutta la mattinata, rimanendo bassa per condizioni un po’ più impegnative nelle prime ore di luce, per poi salire creando onde più aperte e manovrabili per diverse ore. Ovviamente c’è più folla degli altri giorni sul picco, ma comunque meglio del previsto. Con la giusta dose di pazienza e posizionandosi nel punto corretto, chiunque può prendere una bella onda durante la sessione. I locali ovviamente hanno il privilegio di lanciarsi sulle onde più potenti e ben formate, spesso infilandosi per pochi secondi dentro tubi facili, come se fossero in un videogame. La maggior parte delle onde non è tubante, ma offre pareti per fare 3-4 manovre, specialmente la sinistra che regala sezioni per re-entry, carve o cutback; si può praticamente provare qualsiasi cosa. La destra invece è più rapida e più verticale, spesso dando spazio solamente per un tubo dal take-off oppure per un paio di manovre verticali e veloci (o manovre aeree per i più esperti).

Jakob, essendo regular, si innamora immediatamente della destra e passa l’intera mattinata a infilarsi in brevi tubi, uno dopo l’altro, tornando ogni volta in line- up felice come una Pasqua e guardandoci in attesa della nostra sinistra (c’è da dire che la maggior parte della gente a Lakey Peak cerca sempre di andare a sinistra essendo un’onda più lunga e facile; di conseguenza, chi preferisce la destra si ritrova spesso a dover fare a turni con solo un paio di persone). Tutti prendiamo numerose belle onde, meritevoli del lungo viaggio da Bali, fino a quando non arriva un set bello solido di 6-7 piedi, decisamente più grosso degli altri. Solo i locali posizionati più fuori rispetto alla maggior parte del gruppo riescono a prendere quelle che molto probabilmente erano le tre onde del giorno, se non dell’intera settimana. Alejandro, super frustrato e assetato di tubi, decide di posizionarsi nello stesso modo e aspettare un altro set del genere – ancora oggi lo prendiamo in giro ogni volta che si posiziona più fuori rispetto al gruppo, perché quel giorno aveva aspettato quasi 30-40 minuti per prendere alla fine un’onda totalmente nella media con un mini-shampoo nella prima sezione… decisamente non l’onda che aveva sperato! – Ad ogni modo, l’umore rimane ottimo e con la marea a salire, più e più persone iniziano a stancarsi e ad affamarsi, mentre il nostro gruppo tiene duro sapendo che con meno persone in acqua avrebbe preso solo più onde; e così è. Tutti escono a parte qualche persona, e rimaniamo in acqua fino alle due del pomeriggio (dopo quasi cinque ore), continuando a scambiarci onde su uno dei picchi più noti al mondo.

È ovvio che le cose non possono procedere in modo sereno come sperato. Il caso vuole che qualsiasi cosa Seppi avesse all’inizio del viaggio, me l’abbia passato, e pesantemente. Quello che sembrava un leggero mal di gola la sera prima diventa in neppure un giorno una febbre debilitante che mi costringe a stare a letto addolorato per un paio di giorni. Non ho neanche le energie per aprire il computer, ma solo per dormire e mangiare qualcosa. Non vi dico la frustrazione di stare chiuso in una stanzetta mentre i tuoi amici vanno e tornano dal mare con il sorriso.

Dato che voglio rimettermi in sesto al più presto per non perdermi i giorni di swell successivi, inizio a prendere qualsiasi cosa, dall’ibuprofene al paracetamolo, fino agli antibiotici. Non so quale possa essere il fattore scatenante, ma qualcosa mi scatena una reazione allergica e mani e piedi si riempiono di bolle super irritanti. Seppi e Alejandro, subito in allerta, iniziano a dire che avevo preso la scabbia o qualcosa di simile a Canggu. Per fortuna mi è bastato smettere di prendere un farmaco in particolare e i sintomi hanno iniziato a migliorare – tuttavia, mi rimarranno i segni delle bolle per un paio di settimane ancora. Le mie condizioni migliorano progressivamente, ma non sono certo il ritratto della salute, e per continuare a surfare anche nei giorni più piccoli, mi bardavo di lycra, cappello da surf e zinco a non finire.

Nel frattempo, Alejandro e Seppi iniziano a stancarsi, soprattutto dopo una serie di swell deludenti, sempre più piccole o deboli rispetto a quelle previste dal forecast. Iniziamo a patire la noia da isola e a inventarci qualsiasi cosa per passare il tempo tra il surf e il lavoro. Tra le varie attività ricreative che ci siamo inventati c’è esplorare la costa e i villaggi circostanti in motorino oppure giocare a carte e punire il perdente con qualche penitenza maligna… per esempio costringere il sottoscritto ad andare a parlare con una delle ragazze che alloggiano nella nostra guest house, oppure forzare Alejandro a remare fino alle torri sul reef nel pieno della notte.

Se la marea lo permette, a volte passiamo il tempo a camminare sopra il reef, il più vicino possibile all’onda, esplorando il fondale solitamente immerso dall’acqua, e scoprendo strane specie di stelle marine, ricci, ecc. Durante una delle nostre esplorazioni in moto, decidiamo di guidare verso ovest e superare tutti i villaggi vicino a Lakey. Superate le praterie secche lungo la costa e le ultime zone abitate dai locali, la strada inizia a salire verso un promontorio caratterizzato da una fitta foresta verde, praticamente una giungla. Chi è stato a Lakey sa bene quanto il clima sia arido, specialmente durante la stagione secca, e infatti rimaniamo sorpresi di trovare tanto verde nel mezzo del nulla.

Continuiamo a salire fino a raggiungere un bellissimo punto panoramico che permette di vedere tutta la costa circostante, perfetto per il tramonto. Procediamo sino alla fine della strada che scendendo sempre più diventa uno sterrato, così ci immergiamo ancora di più nella foresta. Prendendo un sentiero laterale, ci ritroviamo sulla costa, più specificamente direttamente su una spiaggia deserta e paradisiaca… nessuno in vista se non qualche scimmia a distanza, il reef protegge dalle onde lasciando uno specchio d’acqua quasi perfettamente piatto vicino al bagnasciuga, e un accumulo di rocce sul lato destro ripara dal vento. Sembra incredibile aver trovato un luogo tanto remoto, isolato e spettacolare solo a pochi chilometri dal villaggio di Lakey. La cosa che ci lascia più increduli è il fatto che nessun altro, tra locali e turisti, sia lì, e non c’è neppure traccia di qualcuno che ci sia mai stato.

Ci innamoriamo talmente tanto della nostra scoperta che decidiamo di tornare un paio di giorni dopo. Questa volta raduniamo l’intero nostro gruppo e portiamo bibite, snack e una bottiglia di benzina per accendere un falò sulla spiaggia con la legna secca degli alberi circostanti. Passiamo l’intero tramonto intorno al fuoco, chiacchierando del più e del meno, facendo piani per il resto della stagione in Indonesia e ricordando gli avvenimenti più divertenti degli ultimi giorni. Una volta fatto buio, la nostra amica Alix ci costringe a giocare con tizzoni e torce dei telefoni per realizzare alcuni scatti a lunga esposizione, che escono meglio del previsto…

Sulla via del ritorno ci fermiamo a Compass, uno dei warung locali, per dei nasi goreng (riso fritto con verdure) prima di metterci a letto per il giorno successivo. Passare dalla spiaggia desolata al warung affollato di turisti dà una strana sensazione… Mi sento così fortunato ad aver trovato una tale gemma lungo la costa, mentre la maggior parte delle persone in visita si limita a surfare il “Peak” e a passare il tempo nei bar e warung lungo la spiaggia della baia. Allo stesso tempo, mi sento anche un po’ stupido per non aver trovato un luogo simile nei miei viaggi precedenti, dato che è già la terza volta che vengo a Lakey.

A volte, quando viaggiamo per surfare, ci concentriamo talmente tanto sul surf, le onde, le condizioni e le maree, che ci perdiamo tutto il bello circostante: la cultura del luogo, monumenti storici, templi, spiagge segrete (senza onde), o anche solo incontrare altra gente al di fuori della cerchia di surfisti. C’è così tanto da scoprire e spesso diamo le spalle a tutte queste cose semplicemente per surfare un paio d’ore in più durante il nostro viaggio. Ammetto di essere il primo colpevole e rimango d’accordo sul fatto che, se lo swell è buono, non c’è scoperta che tenga: mi trovate in line-up con tutti gli altri…

Nonostante i bei momenti passati insieme, Alejandro e Seppi non ne possono più di onde piccole, nasi goreng e partite a carte. Dopo due settimane, già sentono il richiamo di Bali, o meglio, dei ristoranti italiani, degli avo toast e della palestra con “las chicas”. Inoltre, dopo un’ulteriore settimana, verso la fine di maggio, si prevede l’arrivo di un grosso swell, il primo grosso swell della stagione, e Alejandro vuole già da tempo dirigersi a G-Land per prendere dei tubi seri. Così il gruppo si divide: Alejandro, Seppi, Alix e Itzi tornano a Bali, mentre io, Jakob, Freddy e i fratelli californiani, Ryo e Kai, rimaniamo a Lakey ad aspettare il big swell per surfare Lakey Peak in tutto il suo potenziale e, magari, anche Periscopes (la famosa destra della zona che necessita di swell maggiore per attivarsi propriamente).

Cambiamo sistemazione per la surf house al lato, la famosa Lucky Lakey, dove molti pro hanno alloggiato ai tempi d’oro. Il vantaggio è avere una terrazza molto elevata dalla quale controllare le onde al mattino senza dover camminare fino alla spiaggia. Lo svantaggio (almeno per il sottoscritto, ancora sotto orari lavorativi) è non avere nemmeno un comodino in camera dove appoggiare il computer. Mi ritrovo a spostare un tavolo random nel corridoio della surf house e a lavorare tutte le sere davanti alle scale d’uscita, facendo videochiamate con la brezza marina in faccia e l’odore di Autan per scacciare le zanzare – sembra che mi stia lamentando, ma tranquilli, so che si sta alla grande…

I giorni precedenti alla swell si ripetono in modo molto simile. Sveglia alle sette o otto del mattino, surf check, sessione in acqua di 3-4 ore, solitamente rimanendo il più possibile in attesa che la maggior parte della folla andasse per pranzo, mangiata in uno dei warung sulla spiaggia, pennichella e “smart working” fino a tarda serata. Giorno dopo giorno, anche il resto del gruppo inizia a patire la mancanza di uno swell vero e proprio e di alternative al surfare sempre lo stesso spot. Solo un paio di volte le condizioni ci permettono di surfare Lakey Pipe, una sinistra giusto al lato di Lakey Peak che può regalare brevi tubi facili e prevedibili, in cambio di lunghe attese dei set e del turno dei locali.

La prima parte del Vlog dei surfers californiani accorsi a Leakey Peak per il primo big swell della stagione

Non vediamo l’ora che lo swell arrivi per vedere quanto grande possa essere. Assieme all’eccitazione non manca un po’ di ansia: sappiamo benissimo che le condizioni, se non troppo grosse, saranno pesanti e competitive. In quei giorni vediamo arrivare diversi gruppi di pro, venuti giusto per filmare i loro video vlog per lo swell in arrivo.
Tra questi, infatti, c’è un gruppo di californiani veri e propri QS warriors, che occupano le altre stanze nella nostra surf house, e gli hawaiani Noah Beschen, Makana Pang e altri loro amici, direttamente dalla North Shore per dominare la destra di Lakey e allenarsi sugli air prima del Stab High a Tokyo. Già pensavamo che con loro in acqua non avremmo preso nemmeno mezza onda, ma in realtà sia gli hawaiani sia i californiani si rivelano essere super simpatici anche in line-up, o almeno lo sono con Jakob, che ha la parlantina facile in acqua per tenerli distratti quando arrivano le onde migliori.

La seconda parte del Vlog dei californiani

Sentiamo che lo swell è arrivato durante la notte: il rumore delle onde è decisamente più forte, frequente e violento. Quando io e il mio amico Ryo ci svegliamo al mattino presto, vediamo che molti stanno per remare verso il picco, mentre fuori in line-up ci sono già 30 o più persone in acqua. Tutti hanno avuto la stessa idea di buttarsi all’alba con la speranza di prendere l’onda della giornata prima del resto della folla; così facendo, però, si sono ritrovati tutti nell’ora di punta. Nonostante la gente, l’onda lavora come non abbiamo mai visto nelle ultime settimane: molta attesa tra i set, ma quando un set entra ci sono quattro o cinque onde di 7-8 piedi.
Con tale misura e la bassa marea del mattino, la sinistra sembra quasi una mini-versione di Pipeline: drop verticale, prima sezione tubante, breve apertura per una carvata o un riassestamento, e seconda sezione a chiudere rapida in un altro tubo, di misura inferiore ma più veloce, per poi essere sputati nel canale, dove diverse barche dei locali si sono ancorate per scattare foto e video.

Ovviamente, veramente pochi riescono a surfare l’onda in tale modo, solamente i locali più esperti e i californiani (come ci aspettavamo!). Riconoscendo i nostri limiti, decidiamo di temporeggiare e aspettare che parte della folla esca dall’acqua per avere qualche chance in più di prendere un’onda decente, senza rischiare di prendere in testa i set più grossi. Come un aiuto divino, a metà della mattinata entra un set gigantesco, forse il più grosso che abbiamo mai visto a Lakey. Capisco che è molto più grosso del normale perché anche i canali ai lati del reef, solitamente piatti come un lago, sono frastagliati dalla spuma delle onde, rendendo difficile entrare o uscire dallo spot per una quindicina di minuti almeno. Questo set, oltre a terrorizzarci, fa uscire diverse persone dall’acqua, alcune per via di tavole spezzate, altre perché esauste dopo essere state maciullate dal set nell’inside. Metà della folla se ne era andata, i set erano tornati a misura “umana”, non avevamo più scuse. Imparaffiniamo le tavole più lunghe che abbiamo (io tiro fuori una 6’1 che avevo portato giusto in caso), tiriamo fuori i leash più spessi e iniziamo a remare verso il The Peak, con il cuore a mille.

Quella che doveva essere la sessione del viaggio alla fine si rivelò un po’ deludente. I set più grossi potevano regalare delle surfate piuttosto serie, con pareti solide che costringevano a utilizzare tutto il peso e la forza nelle gambe per chiudere un carve decentemente. Tuttavia, infilarsi nel tubo della seconda sezione risultava essere molto più complicato di quanto sembrasse guardando da fuori. Se si fosse sbagliato il timing e il posizionamento, anche di poco, si sarebbe rischiato di trovarsi con il lip in faccia e di volare verso il reef.
Inoltre, la folla, nonostante fosse diminuita, rimaneva piuttosto competitiva e compatta, rendendo la line-up stressante e difficile da navigare. In ogni caso, riuscire a prendere una delle onde del set e farsi quei 2-3 metri di drop dava una soddisfazione e un rush di adrenalina che bastavano se confrontati con le condizioni dei giorni precedenti. A rovinare la festa fu la marea, che iniziò a salire più in fretta del previsto, trasformando quelli che prima erano A- frame perfetti con sezioni variabili e prevedibili in onde difficili da prendere, montagne d’acqua con troppa “spalla” (pareti troppo brevi).
Inoltre, con tale swell, la corrente e il movimento dell’acqua non erano banali e rimanere in posizione era una sfida a sé. Tra coloro che erano rimasti in acqua già giravano i bisbigli: “Periscope… yes, Periscope maybe… for sure Periscope!”. Sapevamo già dal giorno prima che, con l’alta marea, Periscope avrebbe potuto funzionare molto bene. Avuta questa “conferma sociale”, non esitiamo un minuto: usciamo dall’acqua, cambiamo tavola per una shortboard normale, prendiamo le moto e ci dirigiamo verso Periscope. Un ragazzino locale di Lakey ci chiede pure un passaggio e Jakob glielo dà senza pensarci due volte, sperando di ricevere un trattamento preferenziale in acqua.

Superato il sentiero sterrato per i campi fuori dal villaggio, arriviamo al parcheggio dietro la spiaggia di Periscope, ovviamente già pieno di moto. Quasi tutti avevano avuto la stessa idea. Un ragazzo esce dall’acqua mentre prendiamo le tavole dal rack della moto e ci dice di stare tranquilli, perché la gente è abbastanza rilassata e i set numerosi, altezza testa o poco più. Una cosa molto comoda di Periscope è il canale di uscita che letteralmente ti trasporta al lato dell’onda e poi verso il picco, posizionandoti quasi perfettamente. L’onda di Periscope è una destra molto veloce, per i goofy che surfano in backside talvolta troppo veloce. Può fare una sezione tubante se si prende quella giusta, altrimenti offre spazio per qualche manovra nella sezione finale dopo aver scappato il lip nella parte iniziale dell’onda, che è la sezione più rapida.
Jakob, i californiani e anch’io riusciamo a prendere delle belle onde divertenti, decisamente diverse dal Peak. Ce ne accorgiamo solo alla fine, mentre remiamo di ritorno verso la spiaggia, che quella è stata la nostra ultima sessione a Sumbawa e che il giorno dopo saremo tornati a Bali e alle sue mille distrazioni.

Ci resta solo un ultimo tramonto e un’ultima Bintang sulla terrazza del Lucky Lakey, per fare il resoconto delle ultime tre settimane e pianificare i mesi a venire. Ma prima di tutto bisogna decidere dove andare a cena il giorno dopo. Scriviamo anche a Seppi e Alejandro per organizzare il nostro rientro e incontrarli a Uluwatu, ma quei due ci inviano invece foto delle onde giganti che stanno surfando a G-Land… e noi che pensavamo che stessero facendo il tour delle SPA a Bali…

Con uno swell che continuava a crescere, il Peak sarebbe esploso diventando insurfabile, quindi, sapevamo che non ci saremmo persi nulla di significativo e che probabilmente a Uluwatu avremmo trovato onde grosse e di qualità. Pareva il momento giusto per lasciare finalmente la spiaggia di Lakey e i suoi due-tre warung e ricongiungerci con i nostri amici a Bali.
Ad ogni modo, un po’ di malinconia era nell’aria. Magari non domani, ma in un paio di settimane ci sarebbe mancato non poter surfare il Peak tutta la mattina per poi abbuffarci con i soliti banana pancake e nasi goreng che ordinavamo ogni giorno. Più di tutto ci sarebbe mancato stare insieme, in gruppo, a fare le stesse cose e a condividere il surf, l’esplorazione, le partite a carte e anche le ore di lavoro uno di fronte all’altro con i nostri laptop. A Bali ci saremmo visti ancora e avremmo passato molti altri momenti insieme, ma sull’isola degli dèi ognuno ha le sue cose da fare, la sua routine, altri amici da incontrare; ognuno è in qualche modo “impegnato” e non è la stessa cosa che vivere un vero surf trip insieme su una delle isole più desolate dell’Indonesia.
Avrei prolungato il soggiorno a Lakey di un altro paio di settimane? Onestamente no, ero più che soddisfatto del surf fatto e del tempo passato lontano dal mondo. Però, sotto sotto, avrei anche voluto semplicemente schiacciare il tasto “replay”…