Si conclude il Giro d’Italia numero 102, con la vittoria di Carapaz, la seconda piazza per un infinito Nibali e con il primo podio di Roglic in una grande corsa a tappe. Cosa ci lascia la corsa rosa; ecco le nostre considerazioni dopo tre settimane di ciclismo, belle ed intense.

Il Giro 102 sarà ricordato prima di tutto per le condizioni meteorologiche a tratti estreme: neve, pioggia, freddo, vento, tutti fattori che hanno condizionato la corsa rosa e le performances dei suoi attori. Il sole ha fatto capolino saltuariamente e negli ultimi giorni. I corridori, eroi anche per questo motivo!

Il 2019 è anche la prima vittoria dell’Ecuador al Giro d’Italia e in una grande corsa a tappe, successo di un singolo che ha dimostrato tanta forza in salita ma anche di un Team Movistar, che ha dominato la gestione della corsa nelle sue fasi più importanti. L’importanza della squadra in una corsa dura come il Giro.

Un’altro successo per il marchio Canyon, dopo quello di Quintana, non male per un brand giovane come quello tedesco.

Landa e Lopez: al primo va il premio forza in salita e il merito di aver aiutato Carapaz in alcune delle fasi importanti della corsa. Landa e Carapaz dovrebbero lasciare entrambi la Movistar. A Lopez va il premio sfiga: grande scalatore, sempre pronto ad attaccare quando la strada s’impenna, può e deve migliorare la guida della bici in discesa e a crono se vuole competere veramente in un grande giro. Guai meccanici, forature e tifosi a bordo strada ne hanno condizionato la classifica finale. Il corridore colombiano è comunque la maglia bianca di miglior giovane.

Questa edizione del Giro verrà ricordata anche per alcune belle sorprese, tra cui Fausto Masnada ma in generale per la combattività di tutta la squadra di Savio, l’Androni Giocattoli-Sidermec. Spesso all’attacco, in fuga con Cattaneo e lo stesso Masnada, quest’ultimo vincitore di una frazione, protagonista nel tappne con il Mortirolo, primo al passaggio sul Manghen, Cima Coppi del Giro. Masnada dovrebbe accasarsi alla UAE dal prossimo anno.

Lo sloveno è stato sempre e comunque protagonista ed è al suo primo podio ad un grande giro. Vince due tappe (le due crono), tiene in salita, marca stretto Nibali ma anche lui stesso è marcato e non poco. Nei momenti cruciali della corsa è stato da solo, senza squadra e anche per questo chapeau. Qualcuno lo ha definito troppo attendista, beh insomma, ricordiamoci che Roglic ha vinto due tappe al Tour, in due edizioni diverse, attaccando da lontano in frazioni parecchio dure.

Ciccone ha onorato e strameritato la maglia azzurra di miglior scalatore, un attaccante di grande spessore! Non solo: ha vinto una delle tappe più dure, quella con il Mortirolo, grazie ad una fuga da lontano, portando al successo una bici con i freni a disco in un’altra frazione di montagna. Ricordiamo il successo di Zakarin a Ceresole Reale. Qui sotto riprendiamo la pubblicazione precedente dove avevamo fatto notare questo particolare.


Ogni vittoria è bella ma due sono quelle ci rimarranno più impresse. La prima quella di ieri, del texano Chad Haga del Team Sunweb. Questo ragazzo è vivo per miracolo dopo lo spaventoso incidente in allenamento in Spagna, dove furono coinvolti alcuni corridori, all’epoca militava nel Team Giant-Shimano. La seconda istantanea è quella di Damiano Cima, che per pochi centimetri regala la vittoria al Team Nippo-Vini Fantini Faizané, dopo una lunga fuga.
Peccato per Formolo che non riesce ad entrare nella top ten, chiude al quindicesimo posto. 142 corridori in classifica finale e 22 squadre, alcune di queste non possiamo citarle neppure come comparsa, non si sono praticamente mai viste, peccato, ci viene in mente per esempio la Dimension Data.
Non solo: la fine di questo Giro d’Italia 102 permette di aggiornare la classifica/ranking UCI dei corridori, dove, nella top ten non compare nessun italiano, il primo è Viviani al 15° posto.
E’ stato un bel Giro e già oggi ci mancherà!
Foto BettiniPhoto, CorVos (Shimano), Canyon
a cura della redazione tecnica